O morte, ombelico del mondo,
giardino fiorito, pensiero fecondo
che mano di uomo,
confuso e innocente,
chiamò su di sé.
Sei l’argine estremo,
assoluto, ignorato;
al dolore, al peccato,
ed al male voluto.
dell’uomo impazzito
e senza coraggio.
Ma sei, soprattutto,
conforto del saggio.
O morte, tu sei la regina,
sicura e incompresa,
di un mondo altrimenti perduto.
È in te la certezza
che resti fiorito il giardino,
dimora dell’uomo e di Dio.
Non Dio ci condanna e punisce,
ma il nostro timore
di pecore vili;
e le nostre vite ridotte
a porcili.
E il nostro affidare,
noi stessi, alla morte…
E il male causato,
che chiamiamo “sorte”…
O Dio tanto amabile.
O Fonte Inesauribile
di Amore Responsabile,
venuto a percorrere strade
contorte.
Tu solo sei Vita,
che vince la morte.