TRASFORMAZIONE IN CRISTO
“Quelli che egli (il Padre) da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29)
Abbiamo intrapreso un cammino di verità, di vita nuova, di trasformazione spirituale, soprattutto di trasformazione in Cristo. I temi trattati in questo seminario di Effusione sono stati di una ricchezza unica, grazie a Dio, e allo Spirito Santo che ha usato come strumenti docili, i nostri fratelli relatori.
Abbiamo vissuto uno squarcio di Paradiso nel ritiro di Siculiana; quel giorno ha lasciato un segno positivo sulla nostra vita.
Il nostro “Si” che abbiamo detto nel giorno dell’Effusione ci ha fatto prendere coscienza che non è stato un premio finale per l’impegno e l’assiduità che abbiamo avuto nel seguire tutte le settimane di catechesi, ma un inizio.
Adesso inizia il nostro cammino per la promessa fatta in quel giorno al Signore di: conoscerlo, amarlo e servirlo,
e allo stesso modo:
conoscere, amare, servire la Chiesa, i fratelli …
Dio ci ha chiamati, perché ci ha amati, cosi come siamo con la nostra fragilità umana con i nostri limiti, con il nostro peccato. Ci ha perdonati, lavati, rigenerati nel Figlio suo Gesù Cristo, mediante il suo preziosissimo sangue.
Adesso ci chiede e attende una risposta, vogliamo essere trasformati nel Figlio suo Gesù?.
Sforziamoci di capire bene la trasformazione che Dio deve operare in noi.
Il Significato del termine “trasformazione” è una parola latina, in uso nella cultura antica, che ammetteva la possibilità di mutare, cambiare forma, natura, modo di esistere.
A tal proposito mi viene in mente di una esperienza fatta da bambino. Un mio zio che faceva il fabbro, spesso mi portava nella sua bottega quando lavorava con la forgia per fare i ferri per i cavalli.
Ricordo quando metteva dei pezzi di ferro arrugginiti nella forgia, dopo un po’ di attesa li tirava fuori incandescenti e scintillanti, poi li appoggiava nell’incudine e li a martellare fino a dare la forma che lui desiderava e che aveva già in mente.
Un’altra immagine questa volta Biblica è l’argilla nelle mani del vasaio:
Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: «Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio (alla ruota). Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore: «Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele. (Geremia 18,1-6)
II vaso sulla ruota
Dopo averla lavata e liberata da tutta l'aria, da renderla plasmabile il vasaio mette l'argilla su un piano ruotante, perché l'argilla non può essere assolutamente lavorata se la ruota non gira. Inizia realizzare la sua opera dandole la forma che lui desidera. Questo è il nostro problema! Non ci piace stare sulla ruota, ci fa male. Qualche volta il vaso si frantuma e il vasaio lo mette di nuovo sulla ruota perché è deciso a farne un'opera adatta per l'uso a cui è destinata.
Molti desiderano essere usati da Dio, ma non vogliono rimanere sulla ruota, non vogliono essere formati e non possono diventare ciò che Dio vuole finché non sono disposti a restare sulla ruota.. molte volte ci capita cantare quel canto bellissimo che impegna la nostra vita spirituale:
dove tu mi vuoi Signore io andrò come tu mi vuoi Signore io sarò.
ma se noi lo vogliamo lo Spirito Santo interviene, perché vuole renderci dei vasi migliori, perché ci ama! non si scende mai dalla ruota del Signore perché dobbiamo essere adatti per l'uso del Maestro!
Padre Raniero Cantalamessa dice che la santità, come la scultura, si ottiene per l’arte del levare, cioè eliminando, con l’aiuto dello Spirito Santo,le parti inutili.
A Michelangelo presentarono un blocco di marmo, per realizzare una scultura, gli bastò guardare quel blocco e disse: in questo marmo c’è un angelo… in quella scultura, di quel blocco di marmo lo scultore, ha tolto tutta la parte del marmo che non interessava, tutte le parte inutili a colpi di martello e scalpello, e poi ha rifinito cesellando e dando forma secondo il suo progetto.
Un altro esempio di un tale che dopo aver visto un meraviglioso elefante scolpito nel granito entrò nello studio dello scultore per ringraziarlo di aver fatto un'opera così bella. In quella occasione gli chiese: "Come è possibile ricavare una figura così perfetta da un blocco di granito?". Lo scultore gli rispose: "Prendi lo scalpello e il martello, vieni qui, vicino a questo blocco di pietra e ti mostrerò come si scolpisce un elefante". Il visitatore prese il martello con lo scalpello e si avvicinò al marmo e disse: "Cosa debbo fare ora?" , e lo scultore gli rispose: "Togli da quel pezzo di granito tutto quello che non sembra un elefante!".
Finchè non abbandoniamo tutto quello che non assomiglia a Gesù non saremo mai un vaso o una scultura adatto per l'uso del Maestro. Signore aiutaci, spezzaci, modificaci, formaci, fa tutto ciò che vuoi con ciascuno di noi, ma usaci! Vogliamo essere strumenti adatti al servizio del Maestro, ma se vogliamo esserlo dobbiamo permettere allo Spirito Santo di lavorarci.
Dio Padre ha come modello Gesù Cristo; e per noi la via che dobbiamo seguire.
“Essere conformi all’immagine del Figlio” vuol dire cambiare, essere cambiati nell’immagine di Cristo, vero uomo e vero Dio.
San Paolo ha usato altri termini adatti a significare l’unica trasformazione, nella fede cristiana:
la trasformazione dell’uomo vecchio, nell’uomo nuovo, l’uomo carnale nell’uomo spirituale. Si riferisce quindi al battezzato, che lo Spirito Santo ha fatto “ figlio di Dio”, incorporandolo a Cristo, dandogli la “forma” di Cristo.
per San Paolo il cristiano è un altro Cristo, realmente, non per natura, ma per assimilazione .
Per Sant’Agostino essere cristiani significa “assumere la forma di Cristo, che è il vero uomo nuovo e non si può giungere ad essere uomini nuovi, se non attraverso di Lui” (Fil 3,10).
Essere trasformati in Cristo vuol dire essere santi, diventare santi, è trasformare l’uomo vecchio carnale nell’uomo nuovo in Cristo.
Nell’antico Testamento, Dio dice:
“ Io sono il Signore che vi vuole fare santi” (Lv 20,8b).
San Paolo dice:
“Quelli che egli (il Padre) da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29).
· Predestinati: Dio dall’eternità ha chiamato, ha scelto ed amato ognuno di noi. Tutti possono essere predestinati, chiamati, glorificati ma in ciascuno di essi tutto si realizza per iniziativa divina.
· Conformi: Identici nella forma, non nella sostanza perché solo Cristo è della sostanza del Padre “Generato e non creato nella sostanza del Padre” (Credo).
· Immagine: Per diventarlo devo associarmi a Cristo, trasformarmi in Lui, assumere i suoi lineamenti sia di Figlio di Dio costantemente, sia di comportamento.
Quando con San Paolo potremo affermare:
«Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal. 2,20),
allora potremo
dire di aver fatto grandi passi sulla via della santità.
Cerchiamo di capire bene questa espressione, che San Paolo spiega con altre
frasi:
·
«Per me infatti
il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil. 1,21).
· «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo, assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio» (Col. 3,1-3).
La vera santità consiste appunto nel ricopiare in noi stessi la vita di Cristo, come ha fatto San Paolo.
“ se viviamo nello Spirito Santo, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Gal 5,25)
Possiamo da soli arrivare alla trasformazione in Cristo, alla santificazione?
No: è lo Spirito Santo che ci santifica conformandoci all’immagine di Cristo e donandoci un cuore nuovo, è Lui che ci dà la forza per combattere il male ed è da Lui che ci vengono ispirazioni per fare il bene. Lui ci invita ad esercitare nuovi modelli di comportamento.
Già con il Battesimo siamo conformi a Cristo, poi lo Spirito Santo continua a plasmare il battezzato, finché non giunga alla perfezione.
Dopo il Battesimo rimane però il vecchio albero che è l’uomo vecchio. I suoi rami sono le diverse passioni, le opere della carne:
fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, divisioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.
Il criterio per stabilire se io vivo nello Spirito Santo sono:
i frutti dello Spirito elencati da San Paolo:
amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza bontà, fedeltà, mitezza, e dominio di sé. (Gal 5, 22).
È necessario un lungo cammino di trasformazione per arrivare ad emanare e diffondere: l’amore, la bontà mitezza, cioè avere il cuore, i sentimenti i pensieri di Gesù perché si realizzi quanto annunciato da San Paolo:
“ non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.
Francesco d’Assisi, ha manifestato la trasformazione della sua vita terrena in
quella di Cristo nella famosa frase:
«Gesù Cristo, mio Dio e mio tutto».
Ciò significa che per Francesco tutta la vita era Cristo e nulla di terreno e mondano esisteva al di fuori di Lui.
Vediamo ora in
pratica come dovrà realizzarsi questa radicale trasformazione della nostra vita
in Cristo per ottenere una completa unione con lui.
Esaminiamo i passi che dobbiamo compiere per attuare questo programma di vita santa. Prima di tutto dobbiamo rinnegare noi stessi secondo l’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo.
· «Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» (Lc. 9,23).
· «Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gal. 5,24).
Rinnegare noi stessi significa dire sempre di no alle nostre cattive inclinazioni quando queste ci portano a trasgredire i comandamenti di Dio;
significa non cedere al fascino del mondo, definito da S. Giovanni:
«Concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della
vita (1 Gv. 2,16);
significa morire a qualsiasi specie di peccato circa il nostro spirito, circa il nostro corpo e circa i beni che sono al di fuori di noi. Facendo questo noi realizziamo ciò che dice S. Paolo ai Colossesi:
«Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!» (Col. 3,3).
Si arriva a tale meta, esercitando soprattutto:
A. LE VIRTU’ TEOLOGALI: fede, speranza e carità (le tre sorelle che raccontava Padre Raniero Cantalamessa a Rimini) che camminano sempre insieme non si staccano mai, la speranza la sorellina più piccola, e quella che tira le altre, perché senza la speranza si è morti.
La fede è: da curare, conservare, restare saldi in essa e nella quale crescere.
La carità che, è quella che deve dominare tutte le nostre azioni, essa rafforza la fede, accresce la speranza, e ci unisce più intimamente.
B. LA PAROLA DI DIO: che è:
luce per
vedere nell’oscurità i nostri problemi e difficoltà (salmo 119,105);
Lampada
per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino.
spada, cioè arma per combattere le insidie del nemico (Ebrei 4, 12); ]Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.
acqua per
fecondare e fare crescere la vita che ci dona Dio (Isaia 55, 10-11);
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza
avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia
il seme al seminatore
e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà
a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto
ciò per cui l'ho mandata.
miele per renderci felici (Dt 10, 12-13); Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l'ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, [13]che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?
alimento perché non possiamo vivere di solo pane, ma abbiamo bisogno dell’alimento della Parola di Dio (Matteo 4,4). «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
C. LA PREGHIERA: che è un colloquio con Dio, è un prestare ascolto a Lui, è rispondere al Suo amore, combattere il male, è entrare in comunione con Colui che “ ci ha amati prima che noi lo potessimo amare” (Gv 4,19);
è l’incontro della sete di Dio che ci desidera, con la nostra sete.
Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui” (CCC).
Un santo raccomandava sempre:
“prega, prega, prega;
non so raccomandarti altro, perché so che il diavolo ci tenta più che mai e ci aggredisce da ogni parte: non possiamo vincerlo in nessun modo migliore” e ancora
“Preghiamo molto e di cuore, preghiamo anche senza sentire il gusto, preghiamo anche nell’aridità dello Spirito.
D. I SACRAMENTI: La trasformazione in Cristo si attua nella maniera più perfetta con l’Eucaristia, memoriale vivente dell’amore di Cristo verso gli uomini. Ci nutriamo del Suo corpo e del Suo sangue e questo nutrimento ci trasforma, poco per volta svanisce “l’uomo vecchio” rendendoci immagine vivente di Cristo.
Il pane di vita ci è dato per comunicare con Cristo e tra noi (1Cor 10,16-17)
e per riconoscere Cristo risorto presente in mezzo a noi (Lc 24,17-31). “
Colui che mangia di me vivrà di me” (Gv 6,57).
E. IL SERVIZIO: L’Eucaristia è il memoriale non solo della cena, ma anche della lavanda dei piedi, del servizio, dell’amore del prossimo.
Impegniamoci a conoscere sempre di più il Signore per poterLo amare e servire, trasformati dal suo Amore perché di Lui è: il regno la potenza e la gloria nei secoli. Amen!!